La facciata della chiesa, semplice e sobria, è in laterizi ed è scandita verticalmente da pilastri che la sezionano in tre parti, e orizzontalmente da una leggera cornice sottolineata da archetti a sesto acuto.

Nelle due sezioni laterali si aprono quattro finestre ogivali (le due superiori sono murate), mentre nella sezione centrale si inscrivono un grande rosone a dodici bracci e inferiormente il portale a strombo.

Nella lunetta a ogiva sovrastante il portale, è dipinto S. Francesco che benedice un confratello, opera eseguita nel 1888 dal carpigiano Fermo Forti.

In precedenza sulla facciata si trovava una lapide in cui vi era scritto “Templum in honorem Sancti Francisci Assisinatis” (tempio in onore di S. Francesco d’Assisi), sostituita poco dopo per evitare che la gente leggesse “San Franzàsch assasinè” (in dialetto modenese: S. Francesco assassinato).

Il tetto a cuspide è sottolineato da una cornice di archetti ciechi trilobati, motivo che si ripete anche attorno alle finestre.

L’interno è scandito in tre navate divise da possenti pilastri che sorreggono nove arcate a ogiva.

Il soffitto della chiesa è composto da volte a crociera, finemente decorate con motivi floreali stilizzati. Nel fondo di ogni navata si apre un’abside semipoligonale.

Le pareti e le volte della chiesa furono  dipinte fra il 1886 e il 1888 da Fermo  Forti, a cui si devono gli elementi  figurativi, e da Giovanni Manzini, autore  delle ornamentazioni.

Nei tondi sotto i finestroni della navata  centrale, sono raffigurati i Santi Giorgio,  Chiara, Teresa, Rocco, Veronica,  Domenico, Lucia e Pasquale Baylon.

Sopra la porta d’entrata si trova una  grande cantoria lignea, sulla quale è  collocato l’organo costruito dai fratelli  Giuseppe e Paolo Benedetti sul finire del  ‘700.

  

Entrando, si notano sulla parete di fondo varie lapidi sepolcrali e celebrative, fra cui quella del nobile modenese Alberto Boschetti.

  

Proseguendo lungo la navata di destra, si incontra una stele in cotto donata dalla Fam. Franciosi, raffigurante S. Antonio da Padova, opera del 1965 di Uber Ferrari.

 

 

Nel 1829, quando la chiesa fu riaperta al culto, gli altari delle navate laterali erano sei. Questi furono successivamente ridotti e oggi non ne restano che uno per navata.


Del primo altare che si trovava lungo la navata di destra (entrando), resta soltanto l’ancona dipinta da Domenico Baroni nel 1838 raffigurante S. Rocco mentre benedice un appestato.

Proseguendo verso l’abside, sempre sulla destra, troviamo uno splendido altare in legno dorato del XIX sec. in cui è collocata una tela ottocentesca di Antonio Soci ritraente l’Immacolata Concezione.

  

 

Segue un monumento votivo scolpito da Luigi Mainoni per la preservazione di Modena dal colera, inaugurato nel 1840. E’ dedicato alla Vergine Immacolata, la cui immagine a bassorilievo circondata da una gloria di angeli, è posta in alto tra i santi Geminiano e Omobono, comprotettori della Città. Sotto, l’Arcangelo Michele, è raffigurato nell’atto di scacciare il morbo rappresentato con le sembianze di un mostro che fugge calpestando le sue vittime, mentre il popolo modenese è ritratto in atteggiamento di preghiera e benedizione. Ai lati, di fianco ai pilastri, sono poste le statue a tutto tondo di S. Sebastiano e S. Rocco, mentre sul frontone sono rappresentate la Fede, la Speranza e la Carità in figura femminile. Alla base delle leséne sono scolpite due eleganti e raffinate allegorie e al centro si legge un’iscrizione dettata da Celestino Cavedoni, a ricordo del voto compiuto. Sotto si notano un Angelo musicante e putti alati che sorreggono dei festoni.

Nell’abside di destra, si trova una tela raffigurante il martirio di S. Giorgio, opera ottocentesca di Luigi Manzini. Sotto alla tela, è conservato un antico trittico raffigurante nella parte centrale la Madonna con il Bambino. Questa cappella è impreziosita dalla non comune raffigurazione di un cielo stellato sul soffitto. All’interno di essa è stata inserita una statua bronzea di S. Pio da Pietrelcina di recente fattura.


Il presbiterio ospita l’altar maggiore costruito in marmo di Carrara e nel cui gradino sono inserite dodici statue rappresentanti gli Apostoli. Fu eseguito nel 1901 da Carlo Baraldi su disegno dell’architetto Carlo Barbieri. Nello sportello del ciborio, è raffigurato il Redentore. Sotto la mensa è custodita l’urna funeraria del francescano modenese Beato Gherardo Boccabadati, visibile attraverso un traforo bronzeo.


Nel coro è collocato un quadro ottocentesco di Adeodato Malatesta che ritrae S. Francesco mentre riceve le stimmate sorretto da una figura angelica; in lontananza si nota un confratello che legge e in alto sono ritratti angioletti in gloria.

Nei quattro tondi sotto le volte dell’abside, sono rappresentati gli Evandelisti.

       

Nell’abside sinistra è conservato un magnifico gruppo in terracotta considerato il capolavoro di Antonio Begarelli, raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce. L’opera fu eseguita nel 1531 e proviene dalla soppressa chiesa di S. Margherita.

Le tredici statue a grandezza naturale che la compongono, sulle quali si notano tracce di policromia tardo cinquecentesca rappresentano: in alto Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea, Giovanni e un altro compagno, intenti a schiodare Cristo dalla Croce e a calarlo verso terra. In basso stanno la Madonna affranta e le Marie che la confortano, mentre ai lati si trovano: a sinistra S. Giovanni Battista e S. Girolamo, a destra S. Antonio e S. Francesco.

Tornando verso l’entrata si nota una cappellina costruita nel 1924 in stile gotico, in qui è conservata una tela novecentesca del pittore Bruno Semprebon, ritraente S. Giovanni Bosco e S. Domenico Savio.

L’ancona successiva, che apparteneva a un altare oggi non più esistente, raffigura S. Anna, S. Gioacchino e Maria Bambina, opera ottocentesca di Bernardino Rossi.

Proseguendo, si incontra l’unico altare rimasto nella navata di sinistra; su questo altare di marmo, è collocata una tela di Bruno Semprebon ritraente il Sacro Cuore di Gesù.

A lato dell’altare è posta una statua del medesimo autore raffigurante l’Estasi di S. Francesco.

       

Continuando verso l’entrata troviamo l’ancona di un altro altare soppresso; raffigura S. Carlo Borromeo che salva un fanciullo dalle acque con ai lati altri personaggi che assistono al miracolo.

L’opera eseguita nel 1615 da Giovanni Nigetti, è il quadro più antico conservato in questa chiesa; è l’unico dipinto appartenuto al precedente edificio e ivi ricollocato dopo il radicale restauro del 1829.

Nella nicchia che si trova subito a sinistra entrando, era collocato fino a poco tempo fa un gruppo scultoreo di recente fattura realizzato da Angelo Spampinato. Recentemente vi è stato ricollocato l’antico fonte battesimale in marmo rosa.

Nell’ex Sagrestia (attuale Sala Nava) è conservata una piccola Deposizione di Cristo in porcellana, opera di Luigi Mainoni realizzata nel 1850.

 

 

A cura di Davide Zanasi


Bibliografia: Patrizia Belloi, Elis Colombini “Guida di Modena” ed. Colombini - 2003

Enio Golinelli, don Antonio Leonelli “Modena e le sue chiese” ed. Artestampa - 1991